Progetto Colle Santo: “Basta illusioni, il territorio merita rispetto”
“No a populismo e speculazione, sì a uno sviluppo del territorio basato su tutela, valorizzazione ambientale e strategie industriali a lungo termine”. Così AVS Abruzzo smonta le ragioni del sì all’estrazione di gas sotto il lago di Bomba.
“Il progetto di estrazione di gas sotto il lago di Bomba lo conosciamo bene: lo seguiamo da anni, con attenzione e responsabilità, basandoci sui documenti, non sulle narrazioni propagandistiche. Oggi, mentre non è stato ancora pubblicato il provvedimento definitivo del Ministero dell’Ambiente, registriamo invece dichiarazioni entusiaste da parte dell’onorevole Sottanelli e del consigliere regionale Pavone (Azione), che sembrano già certi di accordi vantaggiosi tra LN Energy e le imprese della Val di Sangro. Ma di cosa stiamo parlando esattamente? LN Energy non è un ente benefico: è un’impresa privata che, legittimamente, mira al profitto. Sarebbe opportuno valutarla per ciò che è, non per ciò che si vuole far credere – tuonano Rita Aruffo, co-portavoce regionale di Europa Verde e Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana -. In questa operazione, ci chiediamo a quali cittadini si stiano rivolgendo i rappresentanti abruzzesi del partito di Calenda. Perché i cittadini e le istituzioni del comprensorio coinvolto nel progetto Colle Santo si oppongono da oltre 15 anni a questa estrazione. È davvero questo il modo di pensare agli abruzzesi?”. Affondo nel merito. “Ricordiamo che la VIA regionale aveva già espresso un chiaro parere negativo, basato su dati tecnici. Ignorare o delegittimare questo passaggio non è una scelta razionale né rispettosa del nostro sistema democratico e istituzionale. Inoltre, anche nell’ipotesi, tutta da verificare, che il gas venga fornito a prezzo calmierato alle imprese locali, davvero si pensa che ciò possa rilanciare il destino industriale della Val di Sangro o, addirittura, influenzare le decisioni strategiche di un colosso come Stellantis? In considerazione di quello che sta accadendo nel resto del Paese, e a Melfi in particolare, quella di Sottanelli e Pavone è una visione miope, che rischia di generare illusioni pericolose”. Affondo riguardo gli effetti sul territorio. “Il rischio concreto è che tra qualche anno ci ritroveremo con un territorio devastato e inquinato, senza nuovi posti di lavoro, senza energia più economica, e con una fabbrica comunque in crisi o, peggio, chiusa. Le aziende lungimiranti stanno già puntando sulle fonti rinnovabili, non su nuovi giacimenti fossili. Quando l’ex-Sevel ridurrà ancora la forza lavoro – come purtroppo sta già accadendo – o chiuderà del tutto, saranno proprio i sostenitori di questo progetto a dover dare spiegazioni alle famiglie abruzzesi. Noi siamo dalla parte del territorio, della salute, dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Il futuro dell’Abruzzo non può essere svenduto in cambio di promesse che non reggono alla prova dei fatti”, concludono Aruffo e Licheri.
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