Pescara, aggressione di via Orazio: aprire una riflessione collettiva
ufficio stampa
Aprile 21, 2025
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Via Orazio, un’aggressione che impone una riflessione seria e collettiva
“E’ urgente aprire una riflessione collettiva seria sull’efficacia reale dei sistemi di prevenzione e sanzione previsti dal nostro ordinamento e sugli investimenti necessari nel supporto socio-sanitario, se si vogliono evitare marginalizzazioni e forme di violenza”. Così Roberto Ettorre, segretario provinciale Sinistra Italiana e Valentina Covitti, componente della segreteria provinciale con delega alle politiche sociali, intervengono dopo il grave episodio di violenza accaduto nei giorni scorsi in via Orazio, a Pescara.
Vicinanza alla persona aggredita. L’appello alla politica, alle istituzioni, alle amministrazioni è aprire un focus sulla prevenzione. “Questo Governo, che in tempi rapidissimi ha introdotto un generale inasprimento delle pene per numerosi reati, non ha visto alcun effetto concreto sulla riduzione della criminalità – premettono Ettorre e Covitti – L’aumento delle pene non ha prodotto i risultati promessi: il carcere, lontano dall’essere luogo di rieducazione, si conferma uno strumento inadeguato e, troppo spesso, esclusivamente punitivo. Lo dicono i dati sulla recidiva in Italia: chi esce dal carcere ha altissime probabilità di tornarci. Questo rappresenta un evidente sintomo del fallimento dell’attuale sistema penale. Come affermato anche dal Presidente delle Camere Penali italiane, non è l’inasprimento delle sanzioni a scoraggiare i reati. Basta guardare agli Stati Uniti, dove persino la pena di morte è in vigore ma i tassi di criminalità restano elevati”. Intervenire, con percorsi socio-sanitari, dove la devianza e il disagio sono alla base delle violenze. “Crediamo sia necessario un approccio strutturale e integrato: è urgente mobilitare i Sert, l’ASL, gli operatori sociali e le forze dell’ordine affinché queste persone siano prese in carico e accompagnate in un percorso di recupero. Solo attraverso un lavoro coordinato sarà possibile realizzare un vero reinserimento sociale. Sappiamo che molte delle persone coinvolte in situazioni di degrado sono tossicodipendenti e affette da disturbi psichiatrici. Ignorarle o trattarle unicamente come nemici della sicurezza significa alimentare la marginalità sociale da cui provengono. Servono risposte complesse e umane, non scorciatoie populiste”, avvertono Ettorre e Covitti.
“In questo contesto, ci chiediamo: chi è davvero a favore della sicurezza dei cittadini? Chi promette repressione e carcere, sapendo che non producono effetti concreti? O chi riconosce le cause profonde del disagio, come povertà, malattia, esclusione, e lavora per affrontarle alla radice? Pensiamo sia possibile o auspicabile che anche per reati considerati di alto allarme sociale, si dia l’ergastolo a tutti (e questa è ovviamente una provocazione) oppure è necessario estirpare le ragioni che li fomentano? – aggiungono -. Esprimiamo piena vicinanza alla persona aggredita e alla sua famiglia. Denunciamo la gravità dell’accaduto, la sofferenza vissuta. Denunciamo le responsabilità di un sistema che attua misure inadatte e inefficaci invece di soluzioni tese al recupero e all’inclusione a beneficio di tutta la popolazione”.
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