Intervista a Luciana Castellina: “La sinistra rinasce solo dal basso”
Regionale
Aprile 16, 2025
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Tratto dal “Centro” del 16/04/2025 di GIULIANO GUIDA BARDI
Dalla guerra in Ucraina al disamore dei giovani per i partiti, L’eurodeputata dice la sua sul futuro della politica e del Paese l’intervista ALLA “PASIONARIA” COMUNISTA
Luciana Castellina è nata a Roma nel 1929, il 9 agosto. È coetanea di Braccio di Ferro, che apparse per la prima volta sui giornali nel gennaio di quell’anno. Per meglio capire quanta storia ha vissuto, si potrebbe ricordare che solo qualche mese prima che lei vedesse la luce, Stalin propose la cacciata di Trotsky dal Politburo, che aveva tre mesi in quel giovedì nero che segnò il crollo di Wall Street e l’inizio della Great Depression. Di anni ne aveva 11 quando Mussolini trascinò l’Italia in guerra e 17 quando le donne votarono per la prima volta nel nostro Paese. Ha conosciuto sedici Presidenti degli Stati Uniti, da Herbert Hoover a Donald Trump, e otto Papi, da Pio XI a Francesco. La storia della Repubblica l’ha vissuta tutta e tutta intensamente. Donna politica, giornalista e direttrice, scrittrice, parlamentare comunista, eurodeputata, intellettuale lucida e implacabile.
Scarna, essenziale e, ancora oggi, combattiva e alata come pochi. Luciana Castellina, che confusione c’è sotto il cielo? Due piazze, entrambe di sinistra: una, Piazza del Popolo, a favore di una reazione forte in Ucraina e del riarmo in Europa. L’altra, ai Fori Imperiali, contro. E per non sbagliarsi, il partito egemone della sinistra, il Pd, presente e nell’una e nell’altra. «Onestamente faccio un po’ fatica a considerare di sinistra quelli che vogliono continuare la guerra e fare il riarmo». Ma la sinistra storicamente la guerra contro l’oppressore l’ha sempre fatta. «Si sbaglia. Questo è uno dei punti fondanti, è il discrimine costitutivo, il modo con cui capire come si distingue la Sinistra dalla Destra. Non c’è nulla di sinistra nell’idea di massacrare le persone. È una cosa al di là di ogni razionalità umana. Però lei ha ragione con il Pd».Cioè?«Il Pd continua a contenere in sé entrambe le possibilità, entrambe queste direzioni politiche. Mi piacerebbe tanto che il Pd decidesse, banalmente, in un senso o nell’altro. Ma per quanto riguarda la Sinistra, c’è un solo movimento politico che non ha mai avuto dubbi su cosa pensare di armi e guerra». Quale?«L’Alleanza Verdi e Sinistra». Beh, certo, sono il suo partito…«Non è questo. È che mentre le forze politiche hanno atteggiamenti ambigui, le persone e la società non hanno dubbi su cosa si debba fare: cessare le guerre». E su questo sono tutti d’accordo, ma le piazze si riempiono entrambe. «Certo, chiunque le convochi e chieda la pace, ottiene successo. Ma il problema vero è quello della rappresentanza politica. In Parlamento oggi questa non c’è». Ma, mi perdoni, Onorevole Castellina, quale dovrebbe essere la conclusione auspicabile della guerra in Ucraina, secondo lei? «Ma è lei che mi dovrebbe dire quale sarebbe la conclusione della guerra se continua la guerra. Se si continua a combattere, esiste un unico scenario possibile». Quale? «La guerra mondiale. Non più, però, la già terribile guerra mondiale che abbiamo conosciuto, ma una devastazione terribile, infinita, irrimediabile». Beh, le guerre son guerre. «No, mi spiace. Non sono tutte uguali. Non ci sono più le fasi di quando c’erano due cavalieri con la corazza e la lancia che si sdavano e poi chi aveva vinto, aveva vinto la guerra. E nemmeno c’è più la guerra del Risorgimento, quella col cavallo bianco, il tricolore e i Martiri di Belfiore. Non ci sono più gli “Eran trecento, eran giovani e forti e sono morti” della Spigolatrice di Sapri. Adesso, se questa guerra continua, non ne moriranno trecento: ne moriranno tre miliardi». Detto così, però, sembra voler trascurare che c’è chi spara e chi è sparato. «Bisogna cambiare lettura. Quella che lei usa è inadeguata.
Dovrebbe essere chiaro, oramai, che l’Ucraina non riuscirà a vincere nei confronti della Russia. Ma le dirò di più: probabilmente neanche la Russia nei confronti dell’Ucraina, perché dietro l’Ucraina c’è un esercito potente e gli armamenti di praticamente tutto il mondo. Parlo della Nato, ovviamente, che è la più forte di tutti…»E dunque? «E dunque si continuerà un combattimento estenuante, senza ne, che produce solo morti e morti e morti e consumo di armi e armi e armi. Si arriva a nessun risultato sino a quando una delle due parti – o entrambe! – useranno l’atomica. Ecco perché parlo di tre miliardi di morti, almeno. E allora quando si parla di guerra bisogna fare questa contabilità, non usare un’incredibile leggerezza. Prima di decidere come si fa, bisogna farlo». Non la capisco. «Eppure, è semplice: si ferma la guerra e l’invio di armi. Poi i patti, ovviamente, si faranno con il nemico, non con gli amici». Nel momento in cui il nemico li vuole fare, certo. ma se lo stop è unilaterale. «Bisogna fermarsi da tutte e due le parti, chiaramente». Onorevole Castellina, però, se le differenze all’interno della Sinistra sono così corpose e importanti e non riguardano solo il tema del riarmo, ma anche quella che sembra una differenza antropologica insanabile tra le due anime del progressismo italiano, che futuro esiste per la Sinistra? Questa lotta continua a sinistra non è un’assicurazione di lunga vita ai governi delle destre?«Sì. Ma le vorrei dire che questa non è la cosa più grave». E quale sarebbe, per una donna di sinistra?«Ma il fatto drammatico che il 70% dei giovani a votare oggi proprio non ci vanno! E le dirò che più osservo la realtà italiana di oggi, più penso che facciano anche bene!» Perché? «Ma perché quello che discute il Parlamento è largamente distante dalla vita reale. I parlamentari non decidono su niente che non siano i bonus 40, 50 o non so quanto per cento! Ma, mi dica, nel momento in cui siamo di fronte a una catastrofica crisi ecologica e a una crisi di sistema così evidente, il mio problema è la Meloni?» Non lo so, è la Meloni? «No. Il dramma è che il 70% dei giovani non ritiene la politica (e la Sinistra) utili a risolvere e migliorare la propria vita. E, dunque, a votare non ci va. Ma comunque fa tante cose. C’è una vita sul territorio, un attivismo, una capacità di realizzare progresso che è molto più ampia e molto più interessante di quanto non si pensi. Giovani che non si ritrovano in queste rappresentanze parlamentari, in questo dibattito delle Camere! Basta fare un confronto sensato, scegliere un’idea ragionevole e i giovani arrivano». Ad esempio? «Lo scorso 5 aprile, alla manifestazione che è stata convocata da Conte & co. c’erano centomila persone.
E questo perché era una cosa che aveva un senso politico, perché diceva basta alla guerra. Io quelle centomila persone le ho guardate una per una in faccia. Sono donne e uomini che non sono, né si sentono più collegati a nessun partito».Viene in mente il vecchio slogan di Pietro Nenni: “Piazze piene, urne vuote”. «E ha ragione. Però io voglio dire che non possiamo fare a meno di capire che siamo dinanzi a una crisi molto profonda della democrazia. Una crisi che investe l’intera società.
Le posso dire una cosa? Dica.«A me viene da ridere quando vedo il lunedì a La7 che vengono dati i sondaggi, i risultati di come hanno cambiato pensiero gli italiani la settimana precedente. Allora si dice che Giorgia Meloni è aumentata dello 0,0001%, quell’altro è diminuito dello 0,0001% e poi per tutta la settimana la stampa e la politica continuano a parlare dell’Italia come se il Paese fosse il risultato di quei dati. Invece ci sono tre giovani su quattro che stanno da tutta un’altra parte, che creano, lavorano e vivono sebbene la politica. E la Sinistra non li intercetta? «La Sinistra può rinascere, oramai, soltanto a partire dal basso. Quando i giovani sentiranno di avere un ruolo in cui sono loro che decidono e costruiscono. Credo che questa sia la cosa che si deve fare oggi per invocare la democrazia. Di certo, non affannarsi per cercare di mettere riparo a partiti che ormai non rappresentano più nessuno, se non largamente gruppi di potere». Andando fuori dai conni nazionali questo mattacchione di Trump cosa le sembra? «Trump è l’epifenomeno di quella crisi di cui parlavamo. Ma qualcosa mi spaventa molto più di Donald Trump stesso». Oibò, cosa mai? «Mi spaventa che un paese come l’America abbia votato uno come Trump. Questo vuol dire che socialmente la situazione è più grave. Lei dice che è matto. Per me non è un matto, ma un furbo. Pensi solo a tutti i giochi di queste settimane con la borsa. Altro che follia…» Le dirò che proprio sano non sembra…«Anche se fosse matto, scusi, guardi al contesto. Prima mette i dazi, le borse cadono. Poi dopo risalgono e il gruppo di lui e dei suoi amici, che lo sapevano in anticipo, hanno guadagnato un sacco di quattrini. Hanno consapevolmente speculato sapendo che la borsa poi si sarebbe ripresa. Quindi non è un matto. O, perlomeno, è un matto che sa benissimo quello che vuole e che lo fa senza scrupoli. Ma mi lasci ripetere che spaventa chi lo ha votato. È possibile che la democrazia americana si sia abbassata a tanto? L’America vota come Presidente uno che abusa del suo potere palesemente, senza neanche nasconderlo. È preoccupante. Molto».
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