

“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza”. – “Antonio Gramsci”, primo numero di L’Ordine Nuovo, pubblicato il primo maggio del 1919.
Perché facciamo politica? E perché lo facciamo in un partito?
Sono le due domande in premessa che dovremmo farci di fronte al percorso intrapreso collettivamente, scegliendo la militanza politica e scegliendo di farla dentro Sinistra Italiana.
Abbiamo scelto tutte e tutti insieme di farlo, chi da più tempo chi più recentemente per i motivi più diversi.
Io nel mio inizio ho incontrato la politica perché non accettavo le ingiustizie, i soprusi, la logica della prevaricazione. I penultimi contro gli ultimi.
Avevo in testa una sola parola, Pace.
E in questo quadro internazionale e nazionale disarmante, è la prima parola che voglio pronunciare anche oggi.
PACE.
Questa parola oggi è tornata ad essere l’invocazione di una speranza che muove i nostri cuori e allo stesso tempo un progetto politico che deve mobilitare le nostre menti migliori.
Pace è l’annuncio di una rivoluzione necessaria e non più rinviabile: un ripensamento alla radice dei rapporti di convivenza tra i popoli, un rilancio del diritto internazionale e dei diritti umani, è la ricostruzione di un mondo in cui tutti hanno cittadinanza, in cui la guerra non è lo strumento di risoluzione delle controversie tra i popoli.
Perché Pace significa lavoro buono, significa reintroduzione dell’articolo 18, significa abolizione del jobs act, significa rimettere al centro l’economia reale e i suoi protagonisti, i lavoratori e le lavoratrici.
Perché pace è transizione ecologica, è energia autoprodotta dagli stessi cittadini, sono le comunità energetiche, pace è indipendenza e abbandono delle fonti fossili, è fine della cementificazione selvaggia, è curare il nostro territorio dal dissesto idrogeologico.
Ecco, noi oggi abbiamo l’ambizione di essere parte della soluzione e non del problema. E pretendiamo come Sinistra Italiana e AVS, e lo diciamo dal Parlamento, come in ogni Consiglio comunale, che l’Italia, la nostra Italia, e l’Europa agiscano per essere parte della soluzione, concretamente, con determinazione, anche quando essere parte della soluzione significa prendere posizioni scomode.
Cosa possiamo fare noi, da subito, dai territori, come prima sfida uscendo da questa assemblea di organizzazione?
Da domani e per i prossimi mesi, avremo una stella polare: portare al raggiungimento del quorum i 5 referendum sul lavoro e sulla cittadinanza. Questo per noi significa prima di tutto rilanciare la Partecipazione e la Democrazia, uno dei punti imprescindibili della nostra agenda politica, di questa nostra assemblea di organizzazione.
5 referendum non solo della Cgil, che ringrazio, ma di un popolo intero che vuole rimettersi in cammino per passare da una stagione difensiva ad una progressiva: per restituire finalmente ai cittadini e alle cittadine di questo Paese la possibilità di cambiare concretamente il proprio futuro, porre rimedio agli errori e ai ritardi della politica che in questi anni è stato parte del problema e non parte della soluzione.
Per ridare dignità e protezione dalle discriminazioni alle persone perché smettano di morire di lavoro e perché siano cittadine e cittadini compiuti anche le centinaia di migliaia di persone che studiano, lavorano, pagano le tasse nel nostro Paese ma che non hanno gli stessi diritti degli altri.
Nelle prossime settimane metteremo in campo una nostra campagna nazionale per motivare le persone non solo ad andare a votare ma appunto ad essere esse stesse parte attiva di un grande processo democratico.
Rispetto a chi si riempie spesso la bocca di astensione e disillusione verso la politica dico: Si accorpino le date del referendum con quelle del voto amministrativo per alzare la partecipazione e combattere finalmente l’astensione con azioni concrete.
Le future generazioni, è un altro nostro faro.
Sapete che oggi si parla di anoressia sentimentale nei giovani, la paura di perdere il controllo, paura del giudizio, paura di esporsi. La fuga dalle relazioni e dal sentimento che diventano bisogno di consumo e di possesso come se l’amore fosse un oggetto.
Paura di lasciarsi andare e quindi rischiare, la non accettazione del No, quel no che le donne dicono a noi uomini quando appunto non accettiamo un diniego di fronte ad una relazione finita o anche un semplice apprezzamento per strada che appunto apprezzamento non è, perché allude sempre ad una logica di possesso e non di relazione tra pari.
E allora alla parola Pace aggiungo la parola Sogno. Soprattutto per le giovani generazioni.
Abbiamo bisogno di donne e uomini visionari e ambiziosi, portatori e portatrici di pensieri lunghi, capaci di osare quello che oggi sembra impossibile.
Serve costruire un’alternativa di società, serve che le persone possano ritrovarsi, riconoscersi e superare un mondo di paure e solitudini.
Direte, perché questa premessa?
Perché l’organizzazione è lo strumento più importante di cui ci dotiamo per contrastare al meglio il neoliberismo e ribaltare completamente il punto di vista sul mondo.
E per costruire la Pace serve tornare a sognare e far sognare, perché un altro mondo è necessario e possibile.
In queste settimane abbiamo affrontato le nostre assemblee provinciali e oggi quella regionale: una grande occasione per fare un punto sul lavoro svolto e sulle cose da migliorare.
E in questo ultimo anno abbiamo fatto passi da gigante per costruire una comunità politica più grande, più accogliente e più laboriosa come poi Paolo e gli altri e le altre della segreteria regionale nelle loro relazioni vi snoccioleranno.
Vorrei, e lo dico per primo a me stesso, che prendessimo consapevolezza dell’importanza del lavoro fatto insieme e delle responsabilità che ci aspettano da qui agli anni a venire.
E vorrei però sottolineare alcuni aspetti a cui tengo particolarmente:
Negli ultimi due anni abbiamo raggiungo obiettivi importanti: il primo è che rientriamo in consiglio regionale dopo 10 lunghissimi anni, davvero uno spartiacque che ha permesso l’attivazione prima, dopo e durante la campagna elettorale di tantissime energie nuove.
La crescita di iscritti e iscritte a Sinistra Italiana in Abruzzo, seppur parliamo di piccoli numeri, è stata decisamente rilevante: da 82 nel 2020 a 177 nel 2024 (+115% nel totale, +54% rispetto al 2023).
La nascita di nuovi circoli che non esistevano (Teramo, Montesilvano, San Salvo – Vasto, Guardiagrele per citarne alcuni), l’adesione nei capoluoghi di provincia come Chieti e L’Aquila di consiglieri comunali con la nascita dei gruppi di AVS: insomma, una nuova fase di insediamento che da tempo non si vedeva.
l grande lavoro sulla comunicazione: la costruzione di un vero gruppo di lavoro che gestisce i nostri rapporti interni ed esterni, anche qui cito la nascita del nostro Sito web e una presenza più puntuale sui social.
E, in ultimo, ma non certo per importanza oggi pomeriggio l’inaugurazione della nostra sede regionale a Pescara condivisa con Radici in Comune: ovvero la riapertura di un luogo fisico dove poterci non solo incontrare noi, ma poter dare continuità e implementare il progetto politico con Radici in Comune a dimostrazione che noi non costruiamo cartelli elettorali ma laboratori politici che vivono 365 giorni all’anno.
Insomma, tutto questo è il nostro modo di costruire esempi concreti, qui ed ora, del mondo nuovo che vorremmo abitare.
Quali sono le proposte operative e gli obiettivi per questo 2025:
Concludo dicendo alla mia comunità politica, agli amici dei Verdi, alla Cgil, all’Arci, all’Anpi al WWF e alle tante realtà civiche con cui facciamo rete e con cui vogliamo essere argine a chi vorrebbe un mondo di schiavi, di poveri e di obbedienti:
Continuiamo insieme a disobbedire al pensiero unico e costruiamo insieme questo sogno collettivo, perché come diceva Enrico Berlinguer, ci si salva e si va avanti solo se si agisce tutti insieme e non solo uno per uno.
Al lavoro e alla lotta compagne e compagni!
Daniele Licheri, Segretario Regionale Sinistra Italiana Abruzzo

Care compagne cari compagni,
con l’assemblea di oggi si conclude il percorso iniziato il 7 febbraio a Chieti.
Questa nostra discussione che troverà la sua sintesi nella Conferenza nazionale del 16 marzo ha come obiettivo principale l’individuazione delle azioni necessarie a consolidare e far crescere il Partito su tutto il territorio nazionale.
Credo lo si debba fare avendo due consapevolezze:
la prima è quella di essere ormai una realtà politicamente significativa in termini di consenso elettorale e rappresentanza istituzionale, a livello parlamentare e territoriale (e l’assemblea di Napoli è stata la dimostrazione evidente di questa realtà)
la seconda consapevolezza è che una forza elettorale del 6.5/7% se non traduce questi risultati anche in un rafforzamento organizzativo, promuovendo partecipazione e cultura politica, rischia di avere le gambe corte per proporsi come forza di cambiamento e governo del Paese.
Le idee pur bellissime senza gambe non marciano da sole.
Nonostante i buoni risultati avuti dal 2018 ,passando dai 3000 iscritti ai quasi 8000 di oggi, dopo aver accresciuto di oltre mezzo milione di voti il consenso elettorale dal 2022 al 2024,dobbiamo sicuramente porre al centro della nostra attenzione il proselitismo e il radicamento sul territorio.
In Abruzzo siamo oggi a 129 tessere rinnovate su 176
Abbiamo superato l’obiettivo che ci eravamo dati del 50% entro il 1°marzo.
L’ Aquila 18/33 è al 52%
Pescara 46/76 è al 60%
Chieti ha già superato il dato dello scorso anno 53/34 è al 155%
Teramo è ancora un po indietro 12/34 è al 35%
Porsi l’obiettivo nazionalmente dei 10.000 iscritti, che per noi significa almeno 300 iscritti, entro quest’anno, è un impegno serio che riguarda tutti noi e che ci sollecita ad individuare strumenti, pratiche, luoghi finalizzati alla crescita organizzativa.
Daniele nella sua relazione ha descritto gli obiettivi e le proposte operative per il 2025 ,peraltro già oggetto di una prima discussione nelle assemblee provinciali.
Fare nuovi iscritti , chiedere di aderire a un Partito è cosa sempre più difficile.
I vecchi tromboni come me ,che 53 anni fa decisi di iscrivermi al PCI , avevano sicuramente motivazioni diverse , rispetto alle possibili ragioni di oggi,o a quelle che descriveva Daniele.
Sicuramente c’erano motivazioni “ideologiche” …anche se sembra essere diventata questa una brutta parola.
Il Pci in quegli anni era il più grande partito comunista dell’occidente.
Ed era il punto di riferimento delle istanze e dei bisogni, di aree sociali e culturali che erano l’identità di quel partito….
C’era coerenza tra quei bisogni e quelle istanze con le battaglie concrete che si producevano per raggiungere obiettivi di cambiamento…..
Non è un caso che in quel decennio con il Pci all’opposizione ,nonostante le bombe, il terrorismo, i servizi deviati,gladio, Gelli e il fattore K, si ottennero i maggiori risultati sul piano sociale ,economico e dei diritti civili di tutta la storia italiana dal dopo guerra ad oggi…
Poi cominciarono gli anni del declino che non si è mai arrestato…..
Non preoccupatevi…non voglio aprire un dibattito su questo…anche se sarebbe interessante…magari come argomento formativo…..più in la
Ma ho voluto fare questa digressione per rafforzare i concetti già presenti nel documento nazionale che legano imprescindibilmente le politiche organizzative e di proselitismo alla capacità di rappresentanza delle istanze,dei bisogni che provengono dalla società in cui ci muoviamo e che come sinistra intendiamo sostenere e promuovere…il nostro DNA
Non sono concetti astratti ma il cuore,secondo il mio punto di vista, del nostro modo di essere e di agire.
Territorio,città,periferie ,politiche locali,politiche dell’accoglienza sono stati contenuti importanti della stessa Assemblea degli eletti e delle elette, svolta a Napoli qualche giorno fa.
Dobbiamo partire dalla realtà in cui viviamo, individuare le priorità su cui agire e sviluppare la nostra iniziativa aprendoci al confronto e stimolando la partecipazione delle persone, delle associazioni, di chi ha subito e subisce gli effetti delle politiche economiche e sociali di questi anni.
Ci siamo impegnati nei mesi passati nelle iniziative per la pace, come ricordava Daniele,sui temi che legano tutela dell’ambiente e salute nelle nostre città, sulle politiche culturali delle nostre amministrazioni locali, anche in battaglie emblematiche come quella contro l’abbattimento dei cervi…..
Abbiamo avuto anche la capacità di consolidare l’esperienza di AVS, con scelte importanti anche nelle recenti competizioni elettorali aprendoci al rapporto con associazioni ed istanze territoriali e al confronto con i partiti del centro sinistra
Questo ci ha permesso di avere oggi anche un importante quadro di rappresentanza istituzionale a livello regionale e locale senza il quale sarebbe ancor più difficile promuovere e sostenere le nostre idee nell’ambito della vita amministrativa e politica della regione.
Sappiamo che nelle politiche locali passa un pezzo importante della vita materiale delle persone.
Perchè è qui che si percepiscono in maniera più evidente i guasti e le ricadute delle scelte fatte in questi anni dai Governi che si sono succeduti e dalla stessa Regione.
I continui tagli alla sanità, ai servizi pubblici, alla spesa sociale hanno determinato,qui, un impoverimento progressivo delle famiglie e un “divieto di accesso”(potremmo dire) , ai servizi essenziali,alle cure,alla prevenzione, in una parola al diritto alla salute.
Ma che sanita’ e’ quella in cui ci vogliono 357 giorni di attesa per una visita cardiologica 252 giorni per una risonanza magnetica, 287 giorni per un ecocolor doppler 1 anno e mezzo per una mammografia, piu’ di un anno per una colonscopia
Che sanita’ e’ quella che costringe migliaia di persone a rivolgersi,quando è possibile, ad altre regioni per curarsi.
E’ la sanità targata Marsilio Verì che in questi giorni hanno persino ricevuto la beffa dai loro stessi amici di Governo.
Dal report del ministero della salute infatti l’Abruzzo è al 18 posto, solo Sicilia e Calabria hanno fatto peggio negli indicatori delle attività di prevenzione come vaccinazioni,screening oncologici, cure paliative, assistenza domiciliare per pazienti fragili e non autosufficienti.
Secondo i dati forniti dall’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, oltre il 9,2% della popolazione abruzzese – pari a più di 120.000 persone – avrebbe rinunciato a prestazioni sanitarie nel 2023. Le ragioni di queste rinunce sono principalmente legate a lunghe attese per le prestazioni sanitarie e difficoltà economiche, che hanno impedito a molti di accedere alle cure o alla prevenzione.
Nel 2022 per contro la mobilità passiva, ovvero l’emigrazione dei pazienti in ospedali di altre regioni, ha raggiunto in Abruzzo livelli record, rendendola una delle regioni “maglia nera”, con un saldo negativo di 104 milioni, in fondo alla classifica assieme a Calabria, Campania, Sicilia, Lazio e Puglia.
E nello stesso tempo però si continuano ad alzare i budgets per la sanità privata che rimane una delle anomalie del nostro malato sistema sanitario
Altro che rioganizzazione ospedaliera e case di comunità territoriale.
Qui siamo tornati all’anno 0.
Qui c’è il rischio che svaniscano anche le risorse destinate al Piano d’investimenti del Pnrr la cui scadenza è fissata al 2026
Tutto ciò è tanto più grave se consideriamo la demografia e l’impoverimento economico delle famiglie abruzzesi.
Siamo una regione di Boomer.
Il 25% della popolazione ha più di 65 anni.
Uno dei dati più alti in Italia. Siamo al 9° posto per indice d’invecchiamento.
Ogni 100 ragazzi da 0 a14 anni vi sono 213 anziani oltre i sessantacinque anni
Solo il 16% sono i giovani da 18 a 34 anni
E il 15% dei minori sotto i 18 anni vive in povertà relativa
Credo non serva aggiungere altro per capire quanto possano essere profondi il disagio, le solitudini, la rabbia e la rassegnazione in una larga fascia della popolazione che vive e sopravvive nelle nostre città,nelle nostre periferie.
Questi sono anche i temi che passano nelle scelte dei Bilanci degli Enti locali.
Anche qui ,guardate, c’è un pezzo importante del reddito e della condizione di vita materiale delle nostre famiglie.
Mi riferisco in particolare alle addizionali irpef, alle tariffe dei servizi a domanda individuale(asili e mense) ,alla tari e poi c’è tutto il capitolo della spesa sociale dei Comuni che dovrebbe garantire un livello adeguato di servizi e assistenza alla persona,ai fragili, una spesa inadeguata ai reali bisogni.
E’ soprattutto qui che cresce il disagio e la disaffezione alla politica.
Noi dobbiamo essere qui!
Questi sono i luoghi in cui la Sinistra deve ricostruire una parte importante della sua identità.
Qui dobbiamo far vivere le nostre idee e proposte di cambiamento
Questi sono gli spazi che la sinistra deve rioccupare
Magari per ridestare sogni come diceva Daniele ma anche per promuovere tasselli riconoscibili di cambiamento nelle condizioni di vita delle persone.
Sono concetti astratti?..io credo di no .
Perchè quando dico queste cose penso concretamente a quale deve essere ad esempio il rapporto tra il partito e i nostri rappresentanti nelle istituzioni.
La finanziaria regionale e i Bilanci comunali decidono,incidono sulle condizioni di vita dei cittadini.
Credo ad esempio vi sia bisogno di un coordinamento permanente degli eletti nelle nostre liste, che periodicamente possano fare una valutazione comune sulle cose importanti che riguardano la vita amministrativa della nostra regione e magari farne l’occasione per un confronto pubblico,tradurlo in iniziativa politica.
Così come penso che le discussioni sui bilanci, regionale e degli enti locali, possano diventare, all’interno di questo coordinamento, almeno degli enti più grandi, l’occasione per provare a tracciare delle linee comuni d’intervento sulle varie poste di spesa, e farle diventare strumenti di discussione,di partecipazione,di lotta, delle vere e proprie campagne da promuovere sul territorio, nel rapporto con i cittadini,con le associazioni, il sindacato.
Credo possiamo farlo, che abbiamo le capacità e le competenze per farlo e che dai prossimi giorni,dopo la conferenza nazionale dovremo cominciare a definire un quadro dei tempi e delle modalità che ci permetta di realizzare le tante idee e proposte che abbiamo discusso in queste nostre assemblee.
In ultimo e non per importanza vorrei dire di quanto conti per noi, per la sinistra, per le speranze di cambiamento di questo Paese la campagna referendaria che abbiamo di fronte.
Non solo perchè il lavoro deve tornare ad essere l’elemento centrale nella discussione politica
Centrale nel modello sociale ed economico per porre fine alla precarietà
Centrale anche nella Sinistra come elemento della sua identità
Per ridare dignità e sicurezza al lavoro
Per una battaglia di giustizia per chi pur nato e cresciuto nel nostro Paese viene escluso dai diritti fondamentali solo perchè figlio di genitori stranieri
Non entro nel merito dei quesiti , non solo per ragioni di tempo, ma anche perchè penso che sarà necessario nei prossimi giorni programmare riunioni specifiche di approfondimento con gruppi di compagne e compagni con cui dovremo gestire questa lunga fase di avvicinamento al voto.
Voglio invece riportare qui il contenuto della riunione nazionale in cui si è discusso di come Sinistra Italiana affronterà questa campagna
Innanzitutto va detto che siamo l’unico partito dell’opposizione convintamente schierato sui 5 si
Gli altri mantengono qui e là titubanze e mal di pancia
Siamo dentro i comitati chiaramente con la Cgil e le altre associazioni ma vogliamo mantenere anche un ruolo di iniziativa autonoma che dia visibilità alla nostra azione sul territorio
Per questo vi sarà una campagna specifica di materiali di propaganda mediatica e tipografica
Ma anche diretta sui nostri iscritti ipotizzando una campagna telefonica
Ci sarà anche una manifestazione nazionale di chiusura come AVS a Roma e altre iniziative specifiche nella settimana 25 aprile -1 maggio
C’è poi un’azione importantissima rivolta ai fuori sede che probabilmente saranno esclusi dal voto per volontà di questo Governo
Si è creata una piattaforma digitale,un dominio VOTOFUORISEDE.IT su cui tutti i fuori sede che non vorranno restare esclusi dal voto potranno iscriversi dando la disponibilità a fare i rappresentanti di lista e attraverso una gestione nazionale-territori potranno essere inseriti nelle sezioni elettorali dei comuni dove studiano o lavorano.( Si prevedono qualche decina di migliaia di richieste)
Mi sembra un bellissima iniziativa che ci darà anche la possibilità di contattare studenti universitari fuori sede e magari avvicinarli alla nostra organizzazione…che visti i tempi non mi sembra cosa da poco
La data sarà definita nel mese di marzo,difficile chiaramente l’accorpamento con le amministrative,presumibilmente tra il 15 aprile e il 15 giugno
Insomma il raggiungimento del quorum è il grande obiettivo
Ci sono sondaggi credibili che parlano del 40% di persone che hanno già deciso di andare a votare
Se così fosse l’obiettivo del quorum non sarebbe impossibile
Questo ci fa capire che quello che faremo da qui al voto sarà decisivo
Se la CGIL ha titolato questa campagna “il voto è la nostra rivolta”
Per Sinistra Italiana “il voto sarà la nostra rivoluzione”
Buon lavoro a tutti.
Paolo Castellucci, Responsabile regionale di Organizzazione

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