Esplosivi e fuochi d’artificio: un dramma dietro l’altro
ufficio stampa
Luglio 9, 2026
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“Lavoratrici e lavoratori non sono numeri: servono risposte strutturali”
Esplosioni a distanza di poche ore, in due fabbriche in cui si compiono lavorazioni di materiale esplosivo, a poche decine di chilometri di distanza: un morto e un ferito grave a Casalbordino; madre e figlio morti a Borgorose, sul confine con la Marsica. “Non sono fatti di cronaca, ma drammi di una storia che ci interroga tutti su come garantire più sicurezza negli impianti a rischio”, avverte Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana Abruzzo.
La cronologia è la fotografia di un comparto che l’INAIL include tra i più rischiosi in considerazione della sua piccola dimensione: quello degli esplosivi civili e militari, che comprende anche la produzione di fuochi d’artificio; un comparto in cui non si è mai davvero imparato dai propri errori. Nel 1994 a Balsorano un’esplosione uccide 6 persone. Nel 2013 a Città Sant’Angelo, muoiono in quattro, a cui si aggiunge, tre mesi dopo, un vigile del fuoco. Nel 2014 a Tagliacozzo, un’azienda salta in aria, tre morti. Nel 2020, 2023 e ora nel 2026 alla Esplodenti Sabino di Casalbordino, con sette morti in tre esplosioni. Oltre il confine regionale, la fabbrica Mattei di Borgorose colpisce due volte le stesse famiglie marsicane, nel 2023 e nel 2026. Non meno di 26 morti in trent’anni, solo contando gli episodi più gravi.
Un dato che si inserisce in un quadro nazionale altrettanto drammatico: secondo il Codacons, dal 2000 a oggi le esplosioni negli impianti pirotecnici hanno causato 68 morti in Italia, in un comparto che conta oltre duemila imprese e più di diecimila addetti lungo tutta la filiera. “Un’ecatombe che si continua a sottovalutare”, dice Daniele Licheri. “Ogni volta si parla di fatalità, di errore umano, di un singolo episodio. Ma quando lo stesso schema si ripete, in un comparto che tratta ogni giorno materiale esplosivo con margini di sicurezza risicati, non è più accettabile parlare di eccezioni. Servono interventi straordinari”.
Sul caso di Casalbordino, si tratta di uno stabilimento acquisito lo scorso anno da parte del gruppo turco Arca Defence, che comprende il settore militare, con sviluppo, produzione e commercio di sistemi di difesa e relativo caricamento; il settore civile, con la fabbricazione e il commercio di esplosivi; attività di consulenza imprenditoriale e gestionale.
A Borgorose, la fabbrica di esplosivi ha colpito due volte la stessa famiglia: nell’esplosione del 2023 morirono il padre e due figli; ora sono morti una madre e il figlio, parenti delle altre vittime. “Due aziende diverse, due territori confinanti”, dice Licheri: “impianti ad alto rischio colpiti da stragi”.
“Le esplosioni di questo tipo sono quasi sempre legate a operazioni compiute dai lavoratori nel corso del loro turno. Questo porta troppo spesso, e in modo pregiudiziale, a individuare le vittime stesse come responsabili dell’accaduto. Senza interrogarsi abbastanza sulle responsabilità organizzative di chi quel lavoro lo ha strutturato, anche quando gli stessi imprenditori restano tra le vittime degli incidenti. Nei casi di cui si conosce l’esito del procedimento giudiziario, emergono lo svolgimento delle lavorazioni in siti non autorizzati, lavoro irregolare e caporalato (come nell’esplosione a Borgorose nel 2023)”.
Sinistra Italiana-AVS Abruzzo chiede alla Regione e alle istituzioni competenti: una mappatura pubblica e aggiornata di tutti gli impianti del comparto esplosivi e pirotecnico attivi in Abruzzo, con il relativo storico di incidenti; trasparenza sull’oggetto sociale e sui piani industriali delle aziende del settore; il rafforzamento degli organismi competenti (compresi i Vigili del Fuoco), con più organico e risorse dedicate al controllo di questi impianti; un’indagine indipendente sulle cause organizzative, e non solo individuali, delle esplosioni ripetute; l’istituzione di un registro regionale dei siti ad alto rischio recidivo del comparto, soggetti a verifica straordinaria prima di ogni ripresa dell’attività.
“Lavoratrici e lavoratori non sono numeri, e nessuna produzione, militare o pirotecnica che sia, può valere più della loro vita. In trent’anni l’Abruzzo ha pianto abbastanza morti in questo settore: ora servono risposte strutturali, non condoglianze di circostanza”, conclude Licheri.
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