Le corsie restano ferme, i cantieri pure, ma il project financing non è la soluzione ai problemi della sanità abruzzese. “Ciclicamente torna la discussione su questo tema, pur conoscendo i danni e i rischi sottesi allo strumento del project financing, che ha già dimostrato i suoi limiti anche in Abruzzo”, avverte Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana, condividendo la posizione espressa dalla Cgil Abruzzo, per voce del segretario generale Carmine Ranieri che in un’intervista pubblicata oggi sul quotidiano Il Centro ha bocciato la proposta di partenariato pubblico-privato per l’edilizia sanitaria.
A Pescara i governatori di Liguria e Calabria hanno indicato il project financing, già sperimentato a La Spezia e Vibo Valentia, come scorciatoia per sbloccare i nuovi ospedali, proponendolo come modello anche per l’Abruzzo. Sinistra Italiana-AVS Abruzzo dice no: la sanità pubblica non si costruisce a rate con capitali privati.
“Il project financing è lo strumento con cui un soggetto privato anticipa i capitali per costruire un’opera pubblica, in questo caso un ospedale, e ne recupera l’investimento negli anni successivi attraverso un canone pagato dall’ente pubblico e, spesso, gestendo direttamente alcuni servizi legati alla struttura: pulizie, manutenzione, ristorazione, a volte anche servizi sanitari accessori. In pratica, l’ospedale nasce a debito verso il privato, che resta dentro la gestione per decenni”, precisa Daniele Licheri.
“Chiamarlo partenariato pubblico-privato è un eufemismo: è un modo elegante per dire che la sanità pubblica non ce la fa più da sola, e allora si affida a privati una parte preponderante della spesa di costruzione: un prestito che sarebbe pagato caro dalle casse regionali, e quindi da tutti i cittadini”.
Il rischio è anche di metodo, non solo di merito: “si comincia sempre così, un mattone alla volta: prima la costruzione, poi i servizi, poi la gestione clinica. Ogni ospedale ceduto ai privati è un pezzo di diritto alla salute che esce dal perimetro pubblico e non ci rientra più”.
Non è un allarme astratto: l’Abruzzo ha già sperimentato cosa significhi affidarsi alla finanza di progetto in sanità. Il project financing da 225 milioni di euro per il nuovo ospedale Santissima Annunziata di Chieti, avviato nel 2013, ha attraversato sette anni di ricorsi e due distinte istruttorie dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, fino alla revoca del 2021, senza che sia mai stato costruito un solo mattone del nuovo nosocomio. Oggi pende ancora il rischio concreto di risarcimenti milionari alle imprese proponenti: il conto, come sempre in questi casi, rischia di ricadere sulla collettività. “Già nel novembre 2016 come Sinistra Italiana bocciammo pubblicamente il project financing dell’ospedale di Chieti, richiamando le esperienze fallimentari già registrate in Veneto e Toscana”, conclude Licheri.
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